La digitalizzazione nel settore delle costruzioni unita al rapidissimo sviluppo che sta conoscendo l’intelligenza artificiale ha portato a ridurre ogni attività di analisi e progetto nel settore delle costruzioni tutto a l’ambito bim, come se ogni processo che vede l’utilizzo di modellatori parametrici che fanno uso di oggetti AEC siano esclusivamente utilizzati in questo ambito.Sottolineando che questo tipo di software furono pensati a suo tempo per velocizzare e razionalizzare i processi di progettazione e di quantificazione attraverso le  informazioni numeriche associate. Attraverso qualche considerazione  vogliamo porre la nostra attenzione su alcune funzionalità da conoscere quando si fa uso dei software parametrici tridimensionali come Autodesk Revit  che lavorano con gli ogetti  AECO.Come è noto il vecchio acronimo AEC ( Architectural, Enginering, Costruction ) si è  andato negli ultimi anni completando col termine Operation,   che si evolve  in  AECO,  come estendendo l uso della modellazione  alla configurazione di  processi di facility management ed Operation Maintenance. In questo ambito l’uso  dei CAFM  ( Computer-Aided Facility Management) prevede  la misurazione e quantificazione degli spazi attraverso la restituzione planimetrica  cad  utilizzando poligoni, intesi come  aree sottese da primitive in grado di demarcare specifici spazi geometrici indicando la  loro  destinazione d ‘ uso  misurandone  superficie  e perimetro come dato quantitativo  lordo e netto

modelli concettuali con pavimenti di massa

Anche in ambito progettuale ed immobiliare le superfici adibite a determinate funzioni residenziali,  produttive, commerciali  ed i  relativi spazi di servizio come percorsi, accessi disimpegni, restituiscono la consistenza di un immobile e per  ottenerne  il valore economico.in ambito progettuale ai fini autorizzativi interessa la superficie utile e la superficie lorda,  al fine di quantificarne la consistenza immobiliare ed economica ma anche ad estrapolarne altre informazioni che possono essere di natura, contrattuale, fiscale, produttiva etc. Nella progettazione edilizia, in base ad esigenze produttive volte ad abbattere tempi ed a fornire un controllo tridimensionale già da alcuni decenni si sono andati sostituendo all’uso  pressochè  sistematico del CAD,  prodotti come Archicad, Allplan,  e naturalmente Autodesk Revit che ha rappresentato da sempre il prodotto di più largo utilizzo in  ambito progettuale.

Questi programmi utilizzano un modello descrittivo spaziale fatto di volumi funzionali,  come i locali, che descrivono l’unità funzionale minima, i  vani,  e zone termiche  che descrivono gli spazi in termini di uso termo climatico, e pur offrendo modelli di misurazione bidimensionale   si tende  a trascurarli ritenendo la loro inefficacia in un più completo modello descrittivo 3D.  Nei casi in cui  l‘uso di questi softwares rientra nel più ampio concetto di BIM Authoring regolamentato dalle procedure standardizzate BIM  si parla di spazi funzionali, la  UNI 11337 – italiana cita l ‘ AFO (Ambito Funzionale Omogeneo) e ASO (Ambito Spaziale Omogeneo) per strutturare l’opera in sotto-insiemi gestibili. L’AFO è un’area caratterizzata da una funzione aggregatrice (es. uffici), mentre l’ASO è una delimitazione fisica o spaziale (es. piano, stanza)                       Ma La domanda diretta è:  in un modello informativo digitale, come è possibile  estrapolare la superficie lorda di un piano costruito dato l’ automatismo insito nelle misurazioni ,  e come estrapolo la superficie netta?  ed ancora come ottengo le misurazioni degli ambienti che includono ad esempio metà dello spessore murario,  concetti tipici dell’ambito autorizzativo, e catastale?.

aree lorde di massima

In questo caso occorre perdere di vista il fatto che stiamo ragionando in termini di tridimensionalità, perché questo include esclusivamente l’uso per gli addetti ai lavori. dei cosiddetti locali o rooms  che sono entità spaziali volumetriche, che tuttavia misurano gli spazi funzionali  interni ma non consentono una misurazione del volume lordo, comprensivo quindi delle murature, dello spazio costruito. In realtà il metodo per avere le misurazioni generali  dei volumi del costruito si avvale della modellazione concettuale , in cui oggetti specifici come pavimenti di massa  ricavati con piani di taglio ai livelli consentono di ottenere le superfici lorde , ma questo metodo è approssimativo , e è utilizzato per stime e quantificazioni di massima , il realtà lo strumento analitico per eccellenza è il  comando Aree, che consente un tracciamento di perimetri in automatico o manualmente, gerarchizzando funzione e finalità di questa misurazione.

 

SUPERFICI BIM E SUPERFICI CAD: DAL DISEGNO AL DATO RESPONSABILE

Ricapitolando, Il confronto tra superfici derivate da elaborati CAD tradizionali e superfici estratte da un modello BIM non riguarda tanto la precisione numerica, quanto il cambio di paradigma che sottende i due approcci. Nel flusso bidimensionale, la superficie è il risultato di un’operazione grafica: una polilinea chiusa, spesso ricavata da un disegno nato per rappresentare e solo successivamente interrogato per misurare. Il dato metrico è esterno al disegno, affidato a un passaggio interpretativo che può variare da operatore a operatore e che difficilmente lascia traccia delle proprie assunzioni.Nel BIM, al contrario, la superficie non è una semplice misura, ma un dato informativo costruito, che nasce all’interno di un sistema di regole dichiarate.

Non è il software a stabilire cosa sia “superficie lorda” o “superficie utile”, ma il progettista, che definisce schemi di area, criteri di perimetrazione e modalità di aggregazione. Il valore numerico diventa così il risultato di un processo esplicito, verificabile e replicabile, piuttosto che di una lettura ex post del disegno.Questa differenza ha implicazioni profonde anche sul piano della responsabilità professionale. Nel CAD l’errore di superficie è spesso ricondotto a una svista grafica o a una discrepanza di scala; nel BIM, invece, ogni incongruenza rimanda a una scelta di metodo. Il modello rende visibile il criterio adottato e, proprio per questo, non consente ambiguità: la superficie è corretta non perché “torna”, ma perché è stata costruita secondo regole condivise.Ne consegue che il BIM non elimina il problema interpretativo tipico delle superfici edilizie, ma lo sposta a monte, costringendo il progettista a dichiarare le proprie assunzioni. In questo senso, il passaggio dal CAD al BIM non produce automaticamente superfici “più giuste”, ma superfici più leggibili, più controllabili e, soprattutto, più difendibili nei processi di stima, verifica e confronto. proprio in questa trasparenza che risiede il valore aggiunto del BIM per il mondo delle misurazioni: non tanto nella promessa di un’automazione totale, quanto nella possibilità di trasformare un numero tradizionalmente opaco in un dato tracciabile, capace di accompagnare il progetto lungo tutto il suo ciclo di vita.

LA SUPERFICIE LORDA COME SCELTA DI METODO: UNA LETTURA BIM-ORIENTED

Nel dibattito sulla digitalizzazione dei processi progettuali, il tema delle superfici viene spesso considerato un dato secondario, quasi un risultato automatico della modellazione. In realtà, la determinazione della Superficie Lorda di Piano (SLP) rappresenta uno dei punti di maggiore responsabilità tecnica del progetto, poiché condensa in pochi metri quadrati una serie di scelte interpretative, normative e geometriche.

Nel caso presentato, il calcolo delle superfici lorde è stato affrontato non come semplice estrazione quantitativa dal modello, ma come atto metodologico consapevole, sfruttando le potenzialità del Building Information Modeling in ambiente Autodesk Revit.La misurazione è stata condotta mediante l’utilizzo dello strumento Aree, configurato attraverso la creazione di uno schema di area dedicato, denominato “SLP – Superficie lorda (IT)”. Questa scelta consente di separare nettamente la logica normativa del calcolo delle superfici dalla modellazione architettonica vera e propria, evitando che il dato metrico sia una conseguenza implicita della geometria, anziché il risultato di un criterio dichiarato.

 

Misurazione dell’area lorda con Autodesk Revit

Per ciascun livello dell’edificio è stata generata una pianta delle aree specifica, all’interno della quale i confini sono stati tracciati manualmente, seguendo il perimetro esterno delle strutture verticali. Tale operazione, volutamente non automatizzata, permette di mantenere il controllo sull’inclusione degli spessori murari, degli elementi portanti e delle parti strutturali, in linea con la definizione di superficie lorda comunemente adottata nella prassi edilizia italiana.Questo approccio evidenzia un aspetto spesso sottovalutato: nel BIM il software non “calcola” la superficie, ma rispetta le decisioni del progettista. La superficie lorda non è quindi un valore oggettivo generato dal modello, bensì un dato costruito attraverso regole esplicite, verificabili e replicabili. Le superfici caratterizzate da criteri di computo differenziati – quali logge, porticati o spazi accessori – sono state gestite come aree distinte o classificate mediante parametri dedicati. Ciò consente di demandare a una fase successiva, tabellare o estimativa, l’applicazione di eventuali coefficienti o esclusioni, mantenendo il modello informativo neutro e trasparente.  I risultati sono stati infine raccolti e controllati tramite tabelle delle aree, che non rappresentano un semplice riepilogo numerico, ma uno strumento di verifica incrociata tra geometria, livelli e criteri di misurazione. In questo senso, la tabella diventa parte integrante del processo progettuale, non un output accessorio. L’esperienza conferma come il BIM, se utilizzato consapevolmente, permetta di superare l’ambiguità tipica dei calcoli bidimensionali tradizionali, rendendo la superficie lorda non solo un numero, ma un dato informativo tracciabile, capace di accompagnare il progetto dalle fasi preliminari fino alle stime e ai conteggi

CONCLUSIONI: LA SUPERFICIE COME INDICATORE DI MATURITÀ DEL PROCESSO

Il confronto tra superfici BIM e superfici CAD, in definitiva, non può essere ridotto a una questione di strumenti o di maggiore precisione numerica. Ciò che realmente distingue i due approcci è il diverso statuto del dato all’interno del processo progettuale. Nel CAD la superficie è un risultato estratto dal disegno; nel BIM è una conseguenza di regole dichiarate, di scelte metodologiche esplicite e di una responsabilità che non può essere delegata al software.Questo passaggio segna un cambio di prospettiva rilevante per l’intero settore AECO. La superficie non è più un numero “che torna” a posteriori, ma un’informazione che nasce insieme al progetto e che lo accompagna, rendendo trasparenti le interpretazioni adottate. In un contesto in cui stime, verifiche e confronti assumono un peso crescente, questa trasparenza diventa un valore progettuale prima ancora che tecnologico.Il BIM, dunque, non risolve automaticamente le ambiguità storiche legate alle definizioni di superficie, ma costringe a renderle visibili. È proprio in questa esposizione del metodo – talvolta scomoda, ma necessaria – che risiede il suo contributo più significativo rispetto alle pratiche tradizionali. Non si tratta di sostituire il disegno bidimensionale, ma di superarne l’opacità quando il progetto entra nel territorio dei numeri, delle quantità e delle responsabilità economiche.In questa prospettiva, la superficie lorda diventa un indicatore della maturità del processo progettuale: non tanto per come viene calcolata, quanto per quanto chiaramente viene spiegata. Ed è forse qui che il BIM mostra la sua natura più autentica: non come strumento di automazione, ma come dispositivo culturale capace di trasformare misure consuete in dati consapevoli.